Ero seduto nella mensa del mio studio, nel pieno centro di Chicago, con un panino al tacchino a metà e l’attenzione divisa tra il pranzo e le mail dei clienti, quando il telefono vibrò.
Era il 22 gennaio 2026. L’inverno di Chicago si era assestato in quel grigio profondo, tagliente, che entra nelle ossa e fa sembrare l’acciaio e il vetro del downtown una fortezza. Avevo ventotto anni ed ero seduto alla mia scrivania da Mitchell and Reed, una società di finanza ad alta frequenza, dove lavoravo come senior […]
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